Ti sfido per capire chi sono IO!

Quante volte vi è capitato di ritrovarvi faccia a faccia in una sfida con vostro figlio? A me, nonostante la tenera età di Nicole, parecchie. Oggi la psicologa Ilaria Bonora ci parla proprio di questo. Vediamo qualche consiglio…. 🙂

“Margot è una bambina di 3 anni, al supermercato si butta a terra, dopo un NO di sua madre relativo all’acquisto di un ovetto Kinder. Poco dopo inizia a urlare. La mamma urla: “Ora basta, smettila!”

“Lupen è un bimbo di 2 anni e 8 mesi, vuole a tutti i costi usare i pennarelli nell’agenda della mamma, a tal punto che la mamma ha dovuto comprare una nuova.”

“La mamma di Gamon, bambino di tre anni e mezzo, racconta che il piccolo fa di tutto per aiutarla in cucina, gli ha dato un guanto da cucina ma lui voleva per forza il coltello; quindi le ha detto “Questo lo usa la mamma!!. Gamon si è arrabbiato ed è andato via.”

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Come potete notare gli esempi qui sopra non terminano con una domanda vera e propria ma hanno a che fare con qualcosa in cui prima o poi tutti i genitori sbatteranno il muso e cercheranno di trovare una soluzione migliore: le sfide dei figli!
Arrivati circa a tre anni (“cioè nel pieno di quel periodo che i pedagogisti chiamano “i terribili anni due”) i bambini iniziano a manifestare delle nuove esigenze e a pretendere una maggiore indipendenza dai genitori. Quando arriva a questa età essi hanno ormai acquisito le capacità fondamentali dell’essere umano, cioè camminare, parlare, pensare. Il bambino è abbastanza autonomo: si fá capire, chiede ciò di cui ha bisogno, si muove in qualunque direzione, ha consapevolezza di se stesso e ha raggiunto la “consapevolezza del suo io”. Infatti si esprime con: io voglio, io faccio, io dico, io penso, io sono! In questa fase della sua vita il bambino sperimenta la potenza del suo io e della sua identità.
Per questo si innesca la fase della “sfida”, che rappresenta per lui un momento di prova della propria forza!. Questa fase serve, quindi, al bambino per capire dove può spingersi, chi comanda in famiglia, i suoi limiti e che funzione ha la comunità. In questo periodo il piccolo gioca, quindi, con la ricerca della sua identità e per vedere che effetto ha. Ecco che nascono “i capricci”: un denominatore comune nei bambini di questa età. Nel momenti in cui essi si presentano un bambino che ha fiducia nel genitore potrà essere contenuto con più facilità rispetto a un bambino che ha imparato che non si può sfidare. I bambini sono in grado di cogliere le difficoltà di una mamma o di un papà incapaci di imporre regole chiare e norme di comportamento precise. Ecco che i capricci diventano delle vere e proprie sfide, attraverso le quali i piccoli cercano di testare l’autorità dei propri genitori e di capire quanto possa spingersi la loro libertà d’azione. É quindi necessario capire quali messaggi vi sono dietro ad atteggiamenti che a prima vista sembrano solo capricci immotivati e rispondere in maniera adeguata: solo così sarà possibile accompagnare il piccolo verso un ottimale percorso di crescita.
Ecco qualche consiglio utile per aiutare nostro figlio alla ricerca della sua “identità” in questa fase di continuo “braccio di ferro” con mamma e papà:
• Non bisogna mai perdere di vista il fatto che l’atteggiamento di sfida mostrato da un bambino dopo i primi due anni di vita, pur essendo connotato da un certo grado di consapevolezza, rientra nel normale processo di sviluppo cognitivo. La naturale curiosità verso il mondo esterno e il bisogno di esplorare l’ambiente circostante portano il piccolo a valicare i confini imposti dai genitori, a tentare di oltrepassare spazi fisici delimitati e ad opporsi ai “no”. Ecco che il rapporto tra genitori e figli diventa un rapporto di cooperazione in cui è essenziale che questi ultimi possano sperimentarsi. Bisognerebbe aiutarli solo quando lo chiedono. I bambini hanno un’enorme potenzialità quando si tratta di imparare qualcosa. Se, di punto in bianco, i bambini manifestano la volontà di fare da soli, è opportuno sostenerli nei loro sforzi e aiutarli. I genitori non perdono la loro influenza né la loro enorme importanza per i figli se li avviano sulla strada di una maggiore autonomia. Ciò significa che va incoraggiato a diventare indipendente solo se si capisce che vuole esserlo. Non forzarlo ad agire in maniera eccessiva per diventare indipendente quando non se ne sente capace e si potrebbe spaventare, nello stesso tempo non è bene insistere e fare delle cose al posto suo, per risparmiare tempo tempo, potrebbe sentirsi soffocato.
• Provare insieme al bimbo a descrivere il problema, accettare i sentimenti legati al problema e insieme ideare una soluzione. Quasi tutti vogliamo che i nostri bambini crescano sicuri, capaci, affettuosi. Ciò permette al vostro bambino di capire il problema con chiarezza; accettare di avere bisogno di voi; sentire che è in grado di affrontare la situazione.
• Lasciare il bambino libero di esprime il suo amore, il suo odio e la sua tristezza: standogli vicino, ascoltando i suoi lamenti, cercando di descrivere insieme a lui quello che sta provando
• Non farsi spaventare dai suoi no ma domandarci perchè dice no (lo abbiamo interrotto?; è arrabbiato?; è imbarazzato?; gli abbiamo chiesto di fare qualcosa che non riesce a fare?). I rimproveri fanno spesso l’effetto contrario poiché colpevolizzano. Bisogna quindi fermarsi a pensare: qual’è il problema?…che cosa posso fare?… come posso evitare che si ripeta?
Tutto ciò non è facile. Ma con calma, pazienza e tanto amore pian piano nostro figlio supererà questi “terribili 2 anni”. In fondo, come ho detto in precedenza, la fase della “sfida” è fondamentale e indispensabile nello sviluppo di un bambino, ma sta a noi sapere dirigere “il suo gioco forza”, far sentire al bambino che lo capiamo, facendogli capire che sappiamo che vorrebbe fare ciò che vuole ma non sempre è possibile, che capiamo la sua frustrazione, ma che l’imparare a saper affrontare la frustrazione è il primo passo per arrivare a una sua nuova tappa di sviluppo. Credo che non ci si debba spaventare di fronte alle sfide dei figli, poiché a quell’età la sfida appartiene anche ad un normale processo di crescita, in quanto la bambina o il bambino sta testando sia i genitori, sia sè stesso. Quando un bambino si rende conto di essere sorretto, protetto, contenuto con amore, la gioia della sfida passa e il bambino può indirizzare tutte le sue energie verso un’attività certamente più importante: il gioco vero e proprio.

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6 Comments

  1. ho letto con attenzione questo articolo… siamo in una frase critica perchè Giulia vive proprio questa fase, terrible twos, a quanto ho letto. preziosi consigli, grazie, per noi mamme che cerchiamo di mantenere sempre un certo equilibrio

    http://emiliasalentoeffettomoda.altervista.org/shoponlineperbambini-negozioroma-negozioabbigliamentobambini/
    grazie
    Mari

    • Ciao Mari, grazie. Mi sa che siamo in tanti ad essere nella fase critica…anche con Nicole non è semplice! 🙂
      Buona giornata e buon week end!

  2. Non ho ancora dei figli, ma ho trovato questo post molto interessante!
    Alessia
    THECHILICOOL
    FACEBOOK
    Kiss

  3. che dire…con Arianna che di anni ne 3 ormai è una lotta continua…non posso dire che sia completamente “terribile” ma ci sono diversi momenti di nervosismo in una giornata a causa dei suoi piccoli capricci e dispetti e certo mantenere la calma e ricordarsi di applicare queste regole non è semplice ma un consiglio è sempre gradito e di conforto!!!

    • Hai ragione non è per niente semplice, anzi spesso è decisamente avvilente, ma sapere che si sta facendo la cosa giusta effettivamente è confortante! 🙂

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